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01035
VIRGINIA
r anima lirico eh tre tT^tà
ISA RAPPRESENTARSI
NEL NOBILE
mm ©a.
L’AUTUNNO DEL 1845.
ROMA
^Pi vocme^v CC ^Eotve/
CON PERMESSO.
. .
■
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MUSIC LIBRARY URC--CHAPEL HILL
PERSONAGGI
3
ÀPPIO CLAUDIO, Capo de! Decemviri
Signor Ronconi Sebastiano .
MARCO, confidente di Appio Si g n o r Re rtin i G ìu se pp e .
VIRGINIA, figlia di
Signora Brambilla Teresa .
VIRGINIO
Signor Fallar Francesco.
ICILIO
Signor Toppa Giacomo .
EMILIA, nutrice di Virginia Signora Patriossi Amalia .
Coro di Schiavi di Marco - Congiunti d Virginia - Popolo - Congiurati - Litio ri - Soldati e Comparse,
U azione è in Roma , anno 3o4» avanti G- C.
La Musica del Maestro Sig, Alessandro Niki Poesia del Sig. Domenico Banca-lari*
4
Maestro Direttore della Musica Sig. Pietro Romani
Primo Violino Direttore di Orchestra Sig.
Giovanni Nostini .
Scenografo Sig. Pietro Venier .
Macchinista , ed Attrezzista Sig. Lorenzo Macie razzi*
Il V estiario è di proprietà dell’ Impresa.
La Musica, e la Poesia del presente Dram¬ ma è Proprietà del Sig. Francesco Lucca di Milano, e come tale posta sotto la Sal¬ vaguardia delle veglianti Leggi.
5
Porticato che circonda il Tempio sacro
a Venere.
PREGHIERA.
IDea, che ti sveli a "li uomini Della beltà nel raggio,
Sorridi al forte, e tempera L’ impeto del coraggio;
Delle Romane vergini A te sospira il core.
Sien premio ai voti i teneri Sospiri dell’ amor.
SCENA PRIMA.
Marco seguito dagli Schiavi , si avanza
guardingo .
Coro Ella è nel tempio: taciti Noi piomberem sovr’ essa;
Schiava, qual noi, dividere Dovrà la sorte istessa;
Sgombra del loco il popolo Per noi timor non v’ è.
Mar» Non oserà resistere
L’ inerme al mio comando;
Si celi ognun: sorprendere
0
Noi la dovremo, quando Colla nutrice al patrio Tetto rivolga il piè.
( Marco e gli schiavi si ritirano ,
SCENA IL
Virginia , ed Emilia escono dal tempio,
Virg . Madre, die tal mi lice Nomarti, Icilio saia mio ?
Emi, Lo spero.
Kirg, Nella fervida prece, che sciogliea Ogni labbro alla Dea,
Quei, che d’ amor mi prese Sì forte, come sai, m’ era presente,
Bello del suo valor, dell’ ira sua,
Di quell’ ardir bollente,
Onde gli oppressi a tutelar lo mira M eravigliato il popolo di Roma;
Ei m’ affidava delle nozze, è il padre Acconsentir dicea.
Emi, Figlia i tuoi voti.
Paghi saran.
J^ìrg, Pur m* odi: in tanta gioja Sorge un pensiero a contristarmi. E forte, Generoso il mio sposo, ha grande e fiera Anima il padre, e schiavi Sono i più del tiranno: in servo stato Come sperar possiam giorni felici !
A noi forse contese
Fien le nozze bramate! Oh! madre, è que¬ ll pensiero alle mie gioje funesto ( sto
■I
é
É una voce in cor segreta Che il futuro a noi rivela, Quando 1’ alba appar più lieta. Reca il giorno del dolor,
E r affanno che si cela Quella voce annunzia al cor.
Emi. Oh ! non temer, che il padre Alle tue nozze assente.
Virg» (co/ piu vivo trasporto di gioj a Questa promessa, o madre,
Deh ! mi ripeti ancor.
La tua parola all’ anima Rende la sua speranza,
Bella per me s avanza L’ ora d’ un lieto amor. ,
Nelle soavi immagini D’ un nuovo ciel rapita,
Per me fian patria, e vita Lo sposo, c il genitor.
Eni, Àndiam, Virginia.
SCENA IIL
Marco, gli Schiavi e dette .
Mar . Arrestati. {a Virginia*
Tenti fuggirmi invano:
A mia magion traetela;
( agli Sdii a vi» Schiava e, qual voi, costei.
Virg • Che mai pretendi, insano ?
Tu mio Signor non sei:
Libera nacqui, e libera,
Pria eh’ esser tua morrò.
8
Emi . Va, menzogner.
Mar . Di femmine
Vano garrir non temo.
Schiavi, obbedite.
( gli schiavi stanno per a fferrare Virg . Vi rcr, ( nell ’ eccesso della disperazione .
Il popolo ,
La legge invocherò.
( la scena si riempie di popolo . Po/?. Quali grida !
( alla vista del popolo , g/Z schiavi lasciano Virginia .
Pi’r. Ah ! ci salvate.
Di Virginio in me la figlia,
O Romani ravvisate.
Pop . Chi tei niega ?
Mar. Chi su lei
I suoi dritti ora ripiglia Di legittimo Signor.
Virg . Ei mentisce; ad un infame
Ha venduto e braccio e cor.
Pop . Sei fra noi: le inique trame Non varranno al mentitor.
Mar . e gli Schiavi .
Della ragione a fronte
Non ponno oltraggi ed onte,
II vostro ardir non frena Noi che la legge affida;
Alla servii catena
Essa tornar dovrà.
Virg . Emi. e Pop .
Vanne: del Tempio in faccia Frena la rea minaccia,
V
9
E da una donna impara Che più del sangue istesso,
Come F onor, e cara Dei cor la liberta.
( le donne partono da una parte , se¬ guite dal popolo . Gli schiavi e Marco avviliti si ritirano dall' altra
SCENA IV.
Casa di Appio Claudio.
Appio solo .
É questo amor, che mi governa! Ignota Fiamma mi scorre per le vene e m’ arde. Più che il desio di regno...
M’ avria mutato il core
Quella ignobile donna ? Ah potess’ io
Questo malnato amore
Strugger dall’ alma! indarno io lo tentai...
Tutti costringe in lei
Una magica forza i pensiermiei.
Nel vederla in me si accese Un sol voto, un sol desio.
Il poter, le leggi obblìo,
Fatto schiavo alla beltà.
Ah ! più forte in me si rese Questo affetto in vati domato;
Nel periglio ancor più grato Possederla mi saia.
IO
SCENA V.
Marco, e detto .
/jp . Marco che rechi ?
Mar. Infauste nuove: al tempio
Appostai la donzella, e Y ora e il loco Erari propizj: Alle sue grida accorse Minacciosa la plebe; io non osai Cimentarne il furore.
Jp. Al voler mio
La plebe opporsi! Ella m’ è nota: solo Fingere e <T uopo: al foro oggi tu appella Virginia: al padre in campo Questo mio foglio invia.
Giudice io siedo, e la donzella è mia.
Chi veggio? Icilio a me? Marco, sien presti I miei littori; ov1 io ti chiami, accorri Con essi in mia presenza.
( Marco si ritira. ( Appio, in faccia al Tribuno, arte e pru-
( denza !
SCENA VI.
Icilio, e Appio.
lei . Appio, le sanie leggi Si profanano in Pioma.
Jp. Empio ! ohi T osa,
Pena ne avra pari al delitto.
lei. Ascolta.
Una vergine innocente,
Come schiava minacciata Fu da vile accusator. ...
I I
Ap* Colla legge invan si mente ;
( freddamente S ’ ella schiava non è nata,
Fia punito il mentitor. lei* Ma d1 un empio al turpe affetto Servir deve il rio pretesto.
Ap . Cosi perfido sospetto
Chi nell’ anima t’ ha desto ? lei* Un sospetto ! oh mal si cela JNel suo manto il traditor.
Ap . S’ ei ti è noto, a me lo svela.... lei. Per punirlo ho brando, e cor.
. Sappi che un forte amore Tutto m’ avvince ad essa;
M’ infiamma e mente, e core, Come la patria istessa.
De’ miei primi anni e speme,
Dell a mia vita è luce,
Sa ran mie voci estreme,
Virginia e fedeltà.
Ap* Icilio ! invaia l’ alììdi
( con dissimulazione Nel tuo bollor; m’ ascolta:
Frenan le leggi i gridi D’ un’ ira ingiusta e stolta.
L’odio d’un reo Tribuno Ài detti tuoi traluce ,
Non accusar nessuno Di tua temerità.
Ic. Assai dicesti : altrove Tuonar m’ udrai.
Ap. Che sento !
Ic* M’ è noto il tradimento,
E al foro io parlerò.
12
Ap . Littori , ola.
( si presentano Marco ed i littori ) le. Spavento
Tenti destarmi invano.
Ad. Esci. All’amor, l’insano
( imperio sani en te ) Linguaggio tuo perdono :
Guai, se dal labbro un suono D’ oltraggio ancora udrò.
Vanne, audace, infin che freno Il mio braccio punitor :
Quell’ardir che nutri in seno Alla morte ti trarrà.
Sotto il vel d’un cieco alletto Mai nascondi il tuo furore :
Svela al foro il tuo sospetto,
Appio sol non tremerà.
Ic. Un poter di te più forte
Da’ tuoi sgherri mi difende ;
Non s’arretra in faccia a morte.
Chi delitto in seri non ha.
Mille petti ancor non vinti Serban IT re, e fìen tremende;
Dal soggiorno degli estinti La vendetta sorgerà.
( Ad un cenno di Appio i littori co¬ stringono Icilio a partire )
SCENA VII.
Foro Romano.
Coro di Popolani.
Par . 1. Udiste del tempio la trista novella? Un nome dei Dieci lagente bisbiglia...
i3
„ IL Che fu ?
„ L Di Virginio richiede la figlia
Quel Marco, che forse sua schiava Fap-
(pella,
Per farla poi moglie di chi lo comprò.
,, IL E noi taceremo sull1 alto nefando ?
,, L Qual gregge all’ovile costui ci trarrà?
Tutti La fede nel core, la mano sui brando Teniamo veglianti con occhio prudente; Lo sdegno de’forti nei petti fremente All’uopo sull’empio piombare dovrà.
( il coro si disperde )
SCENA Vili.
Emilia e Virginia affannose, e poi Icinio,
Virg. Emilia, oh cielo ! e questo Un indù gio funesto :
Qui nel loro non è ; Misera! e s’ egli Provocasse il tiranno !...
Emi. Ei t’ama, o figlia,
Ne perder te vorrà.. .Chi miro? È desso!
Viig . Icilio ! oh gioja !
Ic . Oh mia Virginia !
Virg. Alfine
Questo mio core oppresso Respira a te d’accanto : e il padre ?
Ic. Aneli’ esso
Tosto vena nelle tue braccia. Invano Nel suo disegno è forte 11 Decemviro iniquo. Io noi pavento.
Virg. E ad affrontar la morte,
Pria che servir, pronta soffio.
Glie sento!
Ic .
Tanto tu m’ ami ?
Virg. Ed a Virginia il chiedi?
Forse dWppio la schiavain me tu vedi? Non sai, che un solo palpito Batte nel nostro core,
Dal dì che le nostre anime Insiem confuse amore ?
Ah ! sol per te, di limpida Luce mi splende il giorno,
Solo per te ritorno Figlia di Roma ancor. le . Vieni al mio seno, o Vergine,
Bella virtù m’ ispira ,
I detti tuoi rattemprano Del cor la nobil ira.
Ah! il tuo sorriso all’ anima Dolce così discende ,
Fiamma per te m'accende Del più costante amor!
Emi. Fuggiamo ... Ahimè •’ s’ avanza
( atterrita )
Marco.
Virg. Oh terrò r •’
le. Ben venga :
Io qui P iniquo attendo ;
Scudo il mio petto vi sarà : tremendo In un libero braccio il ferro splende. Virgs Emi . Misere, che faremo ? le. Io vi difendo.
SCENA IX.
Marco seguito da gran numero di Schiavi ,
e detti .
Mar. Icilio, a te richiedo
Costei miaschiava, edella legge in nome, D’Appio l’appello al tribunal.
Ic. Qui , servi
Altri non veggo che i tuoi sgherri e il
( duce;
Non chiamar col tuo nomeogni Romano. Mar. Tribuno, opponi invano Alle leggi 1’ ardir.
Ic. I rei disegni
Del tuo Signor leggi non son: m’udite
(la scena si riempie di popolo . Marco è costui, che Appio protegge. Un
(nero
Tradimento s’ordia. Rapir dal padre Si vuol la figlia, mentr’ei pugna in campo Contro i nemici della patria.
Pop È vero \
Rispetta i figli d’un Romano, (a Marco) Mar. È mia
Questa donna ! Io ripeto i dritti miei ; Non vi opponete.
(si avanzano gli schiavi per trascinar Virginia )
lo. Indietro, alma venduta
Pei figli vostri paventate, o padri,
Se trionfa costui.
Pop. Pei figli nostri !
Morte al fellon che ce l’insidia.
1 6
le* (sguainando la spada ) E morte Su te ribaldo.
Jp. (seguito da soldati e littori ) V’arrestale. Virg . Emi . Po/?. Oh cielo !
/<?. Appio ! Egli stesso ! y^/;. Oh ! stolli
Io punisco il delitto.
Pop . (atterrito) É ver : si ascolti.
/4p* Qual reo pensier vi spinge Contro la patria esangue P Pera, chi il ferro tinge Del suo fratei nel sangue;
Dove le leggi imperano,
Vano è il poter deli’ empio;
Della giustizia il tempio L’ ardir ne punirà. lei* Appio, ai Romani e santo De’ loro dritti il patto;
Fu da un tuo schiavo infranto Con perfido misfatto.
Tentar con frode ingenui Figli, è una stolta impresa.
A vendicar 1’ offesa Roma non tarderà.
Virg* Emi. ( Ah ! nei fatai cimento Che tenterà 1’ audace ?
A quel temuto accento Freme la plebe e tace.
Accusatore e giudice Egli nel foro or siede.
Se il genitor non riede,
Chi mai ci saivera ? )
Mar . ( Al paventato aspetto
Cadde P orgoglio insano;
D’ App io non ha sospetto Il pojjoio romano Li della legge il fulmine A suo volere avventa,
La schiava, o viva o spenta,
In suo poter saia.
Pop . Freniam le grida e i brandi,
Da legge parlerà. ) dp* Icilio, a tanto eccesso Chi ti traea ?
lei. Costui. ( accennando Marco.
Mar. Chiedea, signor, da lui
La schiava a me fuggita. lei. Virginio a lei die vita;
Ei mente.
dp. Il padre ov’ è ?
Firg. Ei per la patria, il tetto,
La figlia abbandonava;
Non trovi in me la schiava,
Chi vita e onor vi da.
Pop. Non trovi in lei la schiava Chi vita e onor ci da.
Àp . Tacciano alfiu le grida Di popolar licenza....
Marco, la legge affida * A te costei.
lei. e Pop. Non mai.
In Roma il padre appella(/?j/n<zCG70ò7 Per la fatai sentenza:
Noi lo vogliam..
4p. Ma intanto
Chi fia della donzella Mallevador ?
i8
Pop . lei . Noi tutti !
Essa del padre accanto Nel foro tornerà.
Ap. Sì, Romani, per or si sospenda,
Ma per poco, il giudizio temuto:
Di Virginio il ritorno s’ attenda,
Poi la legge tuonare dovrà.
lei. Pop. Al giudizio, che in Roma s’appresta, Noi verremo quai figli del fato E sentenza di sangue fia questa,
Se la frode impunita saia
Virg.Emi. ( Ahi! tremenda sul capo ci pesa La sventura del giorno segnato, Forse 1’ empio alla nostra difesa De’ suoi schiavi la forza opporrà.)
Mar • e Schiavi Nella plebe temente le scuri Spera invano il Tribuno esacrato Del poter sotto 1’ ombra securi Noi la legge francare sapra.
( il popolo vittorioso circonda Icilio e Virginia.
Fine de li Atto Primo.
1 9
SCENA PRIMA.
Casa di Virginio.
Coro di donne, ed Emilia, poi Virginia.
Emilia, e Coro .
Sviserà! è volta in pianto Del suo gioir la speme;
Forse un destin la preme Che al duol la condannò !... Eccola...
Virg . ( assorta in cupa tristezza .
È muto il canto Del nunzial concento,
Di morte il tristo accento Nell’ anima piombò.
Coro Sgombra le fosche immagini Che un vano error destò.
Virg . Ah! nel sogno ancor rimiro
( quasi in di lino» Un pugnale insanguinato !...
Era 1’ ultimo sospiro • Ad Icilio consacrato...
Quella mano alle ritorte Mi rapia dei traditor:
Liberta mi dava e morte Per sottrarmi a tant* orror.
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Emi, Coro Spera, ah spera! in tua difesa Parleranno e terra e cielo;
A squarciar f iniquo velo Non fìa tardo il genitor.
Virg. Addio, tenere amiche*’ i vostri voti Mi scendono nell’ alma.
Coro II Ciel li accolga.
(il Coro parte ) Z' rivg . Icilio anch’ei mi lascia .... e padre e
( amante
Mi abbandonai! cosi!. ..Numi, che sento! Alcun si appressa ! oh gioja! ha forse e
( desso !
SCENA II.
Appio , e detta.
Virg. Appio ! oh terrore !
Ap. Io stesso.
Virg. Si fugga . . .
Ap. Ah no ! mi ascolta.
Io ti vo’salva ancor; di te, del padre Pietà mi trasse in queste soglie.
Virg. Al padre
Tenti rapirmi, e di pietà favelli?
Ap. T’ amo , Virginia.
Virg. Ah taci !
Ap . E questo amor mi rende
Fo rse con te spietato: un solo accento Può cambiar la tua sorte.
Virg . Oh rio momento !
Ap. M’odi !... un affetto indomito
( appassionatamente
2 r
Virg,
Solo mi parla in core ;
Tutto per te dimentico ;
Vita, possanza , onore, innanzi a te, di supplice Appio in aspetto or vedi.
Guai! se all’ amor non cedi,
Se desti il mio furor.
Che speri ? un sacro vincolo Sciogliere invan tu tenti ;
Non lian poter sull’ anima I minacciosi accenti.
Delle romane vergini A te mal noto e il core.
Costante è in noi l’amore Ai pari dell’ onor.
Ap . Dunque il tuo fato sfidi ?
Virg» Qualunque ei sia, l’attendo.
Ap . Nel padre invan t’affidi;
Or tu sei mia
Che intendo !
Ed oseresti ?
Tutto
Per trarti in mio poter.
Alfin ti mostri, o perfido,
Nel tuo verace aspetto :
Esci, il paterno tetto Non profanare.
E vana
Ogni ripulsa ... ( corre per afferrarla ) Virg. Arrestati.
Ap . Trema !
Virg, Per te ! Romana
Donna tremar non sa.
Virg
Ap .
Vii
'g'
Ap .
22
(nel/1 eccesso della disperazione bran¬ disce un pugnale .
Trema, infame: in mia difesa Questo ferro ancor balena ;
Pria che tratta alla catena,
Nel mio petto piomberà.
Nuovo esempio a turpe offesa Oggi a Roma appresterà. zip* Si, ti lascio : al foro innanti Tu dovrai curvar la fronte,
Del servaggio allor le impronte La mia man vi stamperà.
Tolta al padre ed all’amante,
Nessun mai ti salverà.
(dppio si ritira fremente*
SCENA III.
Luogo appartato, dove sorge la tomba di Bruto Trimo.
Coro di Congiurati
CorolNo
iati,
reduti
non amci in
Alle insù
Opponiamomi e e n tiranti o: De’Tar
Ricordiamo .....
cibo ! in lui fidando"'
Sai Vftrpm la 3nPnV
ir
SCENA IV.
2 3
Icilio, e detti .
Ic, Sì, miei fratelli, alto periglio a tutti
l figli vostri oggi sovrasta. Un empio , Sotto il vel della legge, alle fanciulle Ingenue attenta; e la più pura ei sceglie Come vittima sua. Questa donzella, Figlia di un vostro difensor, mia sposa, Strappar dobbiamo ai suoixrudeli ar- Romani, in faccia a questa (tigli.
Tomba, che sorge testimon perenne Del valor nostro, asPinfernali numi Giuriam di consacrar l’iniqua testa.
A questo giuramento,
Già fremer 1’ ossa nella tomba io sento.
Col sospir d un cor che geme
( Invocazione .
\
Sull’ onor del patrio suolo,
Qui concordi un voto solo Odi, o Homo!, proferir Tu raccendi in.-noi la speme,
1À valor de’nostri padri ;
Ter le Spose, per le madri Noi giuria m o *d i.#nì5 r i r .
Coro (tendendo le^briiccia sulla tomba . Lp giuriarn — tremendo esempio ^FiaTiei secoli avvenir ;
Questo brando in cor dell’empio ‘Spegnerà Riniq'uorardH’.vv.. , IcT STT^oma n i'V
) Ci trascina un nero eccesso.
Fine deir Atto Secondo .
SCENA PRIMA.
Casa di Virginio, come nell’ Atto Secondo, Virginio reduce dal campo, poi Virginia.
A
Virginio «&Mfin son giunto ! Oh come Ad ogni piè sospinto Palpita il cor ! quivi l’amata figlia Non veggo! oh ciel! cupo silenzio intorno Regna, e mi agghiaccia entro ogni vena il
( sangue.
Da un arcano sgomento è l’alma oppressa. Mia Virginia, ove sei r Virginia (di dentro ) Qual voce !
Virginio
E dessa.
SCENA II.
Virginia (slanciandosi Jra le braccia pa terne .
Padre! oh gioja! alle tue braccia Ah ! mi rendono gli Dei.
Già propizio ai voti miei Splende un raggio di pietà. Virginio Figlia mia ! fra queste braccia Ah ti rendono gli Dei !
26
Al mio fianco ancor tu sei,
Niun da me li strapperà.
Virginia Tu non sai di quel tiranno
Le arti ascose, il crudo inganno ? Appio or dianzi in queste soglie Dichiarò, sarei sua moglie.
Vi rg in io (in o rri d ito )
Egli ! oh rabbia ! e tanto osava? Virginia Padre ! un ferro mi salvava, Dall’ infame traditor.
Virginio Numi eterni ! ed impunito Voi lasciaste un tal delitto? Maledetto ed abbonito Chi il mio tetto profanò.
SCENA III.
Icilio , e detti .
io. Il suo fato in ciel sta scritto !
Virginio E fi a vero ?
Virginia O ciel ! che ascolto le . L’han giurato, ov’era accolto Di Romani audace stuolo.
Appio muoia ! un grido solo All1 averno il consacrò.
Virginia E tu speri ?
le . Al foro innante ,
Da quel perfido ramante Eia salvata, o perirò.
Virginio (sopraffatto da improvviso pen siero .
(Ahi! sorte spietata d'un padre gemente
Cui Tempio dei figli T onore minaccia ; Un truce pensiero all’alma si affaccia, L’accento mi tronca, mi colma d’orror.) le . (Un dubbio fatale lo assalse repente, Un cupo presagio nell’alma si è desto ; Ab! giorno per Toma tremendo fla questo Se ai figli minaccia la vita, T onori) Virginia ( Ahi misera ! incerta vacilla la
(mente,
Diviso è l’affetto fra il padre e l’amante, Sul volto d’entrambi ravviso tremante Un moto compreso d’arcano terror.)
( uno squillo di tromba annunzia l'ora im¬ minente della sentenza. .) le» Fatai suoni ci appella al foro.
Ali ! Virginia , addio.
Virginia Non mai :
Dove corri?
Jc. In tua difesa.
Virginio Non temere, a me daccanto, Figlia amata, tu verrai.
Alle preci, ai gridi, al pianto Fia palese il genitor.
Ic. Se le paterne lagrime
Dis prezzerà T indegno ,
Oggi su lui terribile Cadrà de’ miei lo sdegno.
Al padre, o mia Virginia,
No, non sarai rapita :
Quei die ti diè la vita,
L’ onor ti saivera.
Virginia Se alle paterne lagrime Non cederà T indegno ,
28
Oggi su lui terribile Cadrà de’ tuoi lo sdegno.
Padre, la tua Virginia Non ti sara rapita :
Quei che mi diè la vita ,
L’ onor mi salverà.
Virginio Se le paterne lagrime Disprezzerà 1’ indegno ,
Oggi su lui terribile Cada de’ tuoi lo sdegno.
Al padre, o mia Virginia,
No, non sarai rapita :
Quei che ti diè la vita ,
L’ onor ti salverà.
{si separano col più sentito dolore)
SCENA IV.
Foro Romano, come nell’Atto primo.
Appio solo.
Dove m’ inoltro ? in quale
Funesto abisso questo amor mi tragge ? Tanta virtude in cor di plebe atterra Il mio stesso poter. Che fo ? che tento ? Voce nel cor mi accusa oP pressor della patria. A me dinante Già par che sorga una terribil larvai Oh mio terror !... già sento Unsuon di morte rimbombar nel vento. Sciagurato e tal delitto A compire il cuor s’affretta?
2Q
Del tiranno la vendetta Sul mio capo il ciel scagliò,
Di vendetta un grido è questo Che a’miei passi arrestali corso,
E la voce del rimorso Che nel cuore si destò.
SCENA V.
Marco frettoloso , e detto .
Mar . Signor !
Ap. Che rechi ?
Mar . E giunto
Virginio. Icilio muove.
La plebe ; in ogni dove Sorgon ribelli grida.
(si sente un tumulto di popolo .)
Ap . Oh ardir ! Si cinga intorno D’ armate schiere il foro.
Le trame di costoro Sperder alfìn saprò.
(al cenno di Appio , la scena si riempie di soldati .
Di quest’idra ancor non doma Il ruggito non pavento :
Colla forza e l’ardimento Il furor ne spegnerò.
Regai serto alla mia chioma Ah! sul Tebro già mi splende,
Solo un core a me contende Quella pace che non ho.
3o
SCENA VI.
Si avanzano Virginia, Emilia, e Virginio, seguiti dalle donne e da gran folla di popolo . Appio monta sul Tribunale ; a. lato gli stanno Marco, e gli schiavi . Il foro è circuito di armati .
Pop . Appio, giustizia ! Al padre Rendi la figlia.
j4p. {con freddezza) Al padre,
O al suo signor fia resa; or dal suo fianco Si divida per poco.
Virg . {con grido di terrore ) Ah no!
(/ soldati d ’ Jppio traggono Virginia dalla parte opposta)
Jp. ( imperiosamente) Littori,
Alto levate le mannaje, e l’empio Che osasse un motto profferir, ferite!
Tutti Oh spavento ! die fia !
slp. ( con tono solenne) Romani, udite! Presente il padre qui voleste, or duoimi Trarlo d’inganno, eppur lo deggio; sacri Sono i dritti di Marco; a me dinante I testimoni Io giurar ; la legge Sopra ogni cosa impera. Ei mi richiede Virginia schiava, e tale a lui sia data.
Virginia , Virginio e Popolo . Schiava ! ahi cruda sentenza !
Mar . e Schiavi È condannala!
Virg . {con accento disperato)
Ciel, che intesi ! alla catena Sono io dunque condannata!
3 3
Più che morte è orrenda pena Questa sorte abbominata.
Alla tomba, ah mi traete Pria che darmi al rio tiranno!
Tormi ei vuol con empio inganno Patria, sposo e genitor.
Virginio (Qual perfidia! e non fremete A tal vista, o Dei di Roma!
Tanto oltraggio rimovete Dalla mia canuta chioma,
Pria che dare a tal tiranno Una vittim a si pura.
Grida sangue la natura Sbigottita a tanto orrorA Àpp* ( a parte ) Quell’aspetto e quell’accento Mi risvegliano repente Un ignoto sentimento Di pietà per 1’ innocente.
Ma si celi, e coll’ inganno Si assicuri il poter mio.
Al mio core, ali potess’io Occultare un tristo amor !
Popolo Sventurata! oh rio momento S’ella perde il genitori Alar, e gli Lo stupore, e lo sgomento Schiavi Della plebe ingombra il cor.
Jp. ( fa cenno a Marco che si tragga via Virginia )
Non più indugi !
Virginio {con un moto repentino di affet¬ to disperato si fa innanzi ad Appio i)
Appio, sospendi.
Vedi un padre alle tue piante.
32
Fu mia figlia! ...estremo addio Mi concedi ad essa almeno. Virginia Per me prega! ahi crudo istante!
{Appio fa sgombrare il passo a Virginio) Virginia ( con tutto il trasporto ) Padre ! Virginio Figlia! a questo seno
Una volta ancor ti stringo.
Ah! dal padre in questo amplesso Abbi morte e liberta.
(cava il pugnale e la trafigge) Tutti Oh spavento !
Ap. Che mai festi !
Parricida !
( Icilio e popolo irrompono sulla scena)
SCENA ULTIMA.
Icilio, e detti .
Tutti Appio s’ uccida !
{Appio atterrito a quella sommossa po¬ polare si sottrae)
{Tutto il popolo circonda Virginia ) le. {avanzando si) Cveicìie miro! e tu potesti.. . Virginio Io la tolsi al disonor.
( costernazione generale ) Virginia Padre, ti lascio ... Tultimo addio;
Icilio ... accogli. ..della morente...
Tic. Ed io la perdo! spirto innocente Da quella salma Già si parti.
Virginio Ahi sciagurato! Nume possente! Fu questo il braccio che la ferì.
33
Popolo Ricada il sangue dell’innocente Sull’empio capo che ci tradì. Virginia Padre, un amplesso... Icilio, addio. lei e Virg . O mia Virginia !
Popolo Elia mori.
( Tutti con un grido di vendetta sguai¬ nando le spade)
Ricada il sangue dell’innocente Sull’empio capo che ci tradì.
FINE.
Roma i3. Agosto i843.
Se ne permette la rappresentazione
Per V Eminentissimo Vicario Antonio Ruggieri Revisore .
Roma ir) Agosto i843«
Se ne permette la rappresentazione per parte della Deputazione de’pubblici Spettacoli.
Leonardo Bandii Deputato .
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